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I Sinti, dal nomadismo alle microaree

Uno dei diritti fondamentali di cittadinanza riguarda l'abitare. Tutte le popolazioni hanno diritto ad autodeterminare una situazione abitativa dignitosa e consona alle proprie attitudini e costumi culturali.

L'associazione Nevo Drom ha preso posizione riguardo le condizioni abitative dei Sinti di Bolzano, contestando i campi nomadi e sostenendo i progetti di microaree.

In una conferenza stampa, il presidente dell'associazione, Radames Gabrielli, ha  tracciato la storia dei modi di vivere dei sinti, approdando ai giorni nostri con una proposta concreta di microarea di cui ha mostrato alcune bozze di progetto.

di seguito riportiamo il testo integrale dell'intervento e alcuni dei disegni mostrati. 

Per capire l'importanza delle microaree al giorno d'oggi bisogna tornare indietro nel tempo e parlare di come vivevano i sinti in Alto Adige fino al secondo dopoguerra.

Si afferma che i Sinti, provengono dall'India settentrionale, da dove emigrarono per cause ancora sconosciute, si afferma che passarono in Persia, in Grecia, nei Balcani e da lì si diviserò e si sparpagliarono hi tutto il mondo, specialmente hi Europa, dove ancora oggi ci sono tantissimi, a documentare i Sinti e Rom, sembra che abbiano iniziato nei dintorni del 1400, vivendo hi tutte le regioni, si distinguono in due gruppi, i Sinti e i Rom, in Italia ci sono gli Estraicharia, khranaria. khrasaria, i veneti, i piemontesi, i lombardi, poi ci sono gli istriani, sloveni, croati, kalderasha. lovaria, khorakhane, ecc. Questi sono i nomi della maggior parte dei Sinti e Rom che vivono in Italia.

Da quella lontana partenza cominciò il loro girovagare. I sinti giravano in gruppi di famiglie allargate. Una famiglia allargata è composta dalla coppia di genitori, i loro figli e le rispettive famiglie con i nipoti. All'inizio girarono perché non potevano fermarsi da nessuna parte, perché erano stranieri, persone mai viste, mai conosciute personaggi così strani, neri ma non neri, bianchi ma non bianchi, non si capiva chi erano e da dove venivano, e perciò mandati via da tutte le parti, così cominciarono il loro girovagare per tutto il mondo, senza mai fermasi più dello stretto necessario, e cosi cominciò a piacere, divenne bello girare per il mondo, il Sinto era diventato un popolo di girovaghi, lavorando chi con gli orsi, con i cavalli, saltimbanchi, battitori di rame, c'erano sinti che facevano i fabbri riparando i ferri di cavalli e i musicisti, tutti i sinti giravano per tutte le regioni, province ecc. La mia famiglia girava in Alto Adige e in Veneto, fermandosi nelle località turistiche, come Ortisei, Cortina, in Val D'ega, Siusi, e tante altre. Ci guadagnavamo da vivere suonando negli alberghi o nelle piazze. La mattina le donne andavano al paese a leggere la mano o le carte, a predire il futuro a chi voleva sapere cosa lo aspettava, e a vendere gli oggetti costruiti dagli uomini, vicino ai carri, come cesti e borse con i rami di vimini, molto buoni per fare tali lavori, poi c'erano i liutai, che fabbricavano i violini, le chitarre, i mandolini, ed i bambini pensavano solo a divertirsi, a giocare a correre nei verdi prati, pieni di bei fiori.

I sinti hanno fatto questa vita per molti secoli, fin dopo la fine della seconda guerra mondiale, diciamo dall'anni sessanta hi poi hanno cominciato a cambiare, la loro vita non era più molto bella e felice i loro lavori cominciavano ad andare male non si riusciva più a vendere bene come prima, o a lavorare con i loro lavori tradizionali, c'erano persone, e ci sono ancora, che vivevano di espedienti anche non legali pur di sopravvivere.(sia tra i sinti e tra i non sinti)

 

Non ci sono più i cavalli, i carrozzoni, i boschi, i prati, oggi possediamo le automobili, le roulotte, ma non si può più girare liberamente il mondo, non si può fermarsi dentro un bel bosco, in mezzo ad un prato verde con tanti fiori, i bambini non possono più correre liberi dove vogliono ( questo vale per tutti i bambini del mondo) oggi c'è' il cemento, la ghiaia, la recinzione, il divieto ad entrare, i grattacieli a mille piani, senza prati, alberi, fiori, non si può più divertirsi con la natura. Intorno agli anni 60 per sopravvivere molte famiglie sinte si sono fermate vicino alle città, più stabilmente. Ad esempio a Bolzano i sinti vivevano nei campi alla periferia della città, nella zona del San Maurizio, poi in via Fago, poi ancora in via Resia, Questa presenza però ha dato molto fastidio alla popolazione e negli anni 90 si è arrivati a costruire il campo nomadi.

 

I campi nomadi, perchè non vanno bene

Vivere in un campo nomadi, non è come vivere in un condominio, in un campo nomadi non c'è' privacy, ma in un condominio si, anche se ci sono tante famiglie! Perché sono ognuno nel proprio appartamento, molto lontano da paragonare a una piazzala, in un campo nomadi. Nel campo nomadi hanno messo tante famiglie allargate tutte assieme. Questo non va bene non si può mettere trenta o quaranta famiglie tutti insieme, una attaccata all'altra, come fanno ad andare d'accordo. Non sono ne figli ne fratelli, sono tutti di famiglie diverse, con i loro problemi. Non è una sola famiglia allargata, che riconosce un capo. Nel campo nomadi ci sono tanti capi famiglia, ma nessuno che decide per tutti, però i problemi di uno, diventano di tutti. Per questo non si può parlare di responsabilità, di pulizia, di igiene, (ci sono troppe persone)chi si prende la responsabilità dentro un campo nomadi? Chi pulisce? Chi detta l'ordine? Nessuno! Perché, non ci vive una famiglia sola, unica, ma tante. La responsabilità si prende solo per la propria famiglia, una famiglia allargata, ma unica, sola.

Inoltre in un campo nomadi i sinti sono messi in un grande piazzale recintato, con dei guardiani davanti per vedere chi esce o chi entra, e al posto dei servizi vengono usati dei container, che di solito si usano nei cantieri.

Per un sinto vivere hi un campo nomadi, è come vivere hi un campo di concentramento, rinchiusi, segregati, eliminando la nostra libertà e la nostra allegria.

I sinti in casa

Non e nostra usanza e tradizione, vivere in casa, anche se molti sinti da quando hanno costruito i campi nomadi, hanno deciso di andare a vivere in casa, pur di non vivere nel campo. Alcuni si trovano bene, per altri invece la casa non è adatta, è una tortura e tornerebbero a girare molto volentieri.

 

Le microaree

La microarea e un'area più piccola di un campo nomadi, dove risiede una sola famiglia allargata. E' un'area dove ogni singola famiglia dispone di uno spazio privato e di servizi adeguati. Non sono marginali rispetto all'abitato e ai servizi. Le microaree non sono custodite, ma affidate alla responsabilità delle persone che la occupano, cosi come qualsiasi appartamento concesso in affitto. Non esiste un regolamento come al campo nomadi, dove quasi devi chiedere il permesso per andare via per qualche settimana, o se vuoi ospitare dei parenti. Tutt'al più un contratto d'uso e contratti delle relative utenze.

Le microaree per molti sinti sono la soluzione abitativa migliore perché non obbligano a rifiutare le nostre usanze, culture e tradizioni.

In una microarea c'e'la privacy, c'è chi comanda, c'è' chi pulisce, c'è più igiene, senza dover guardare chi ti e vicino, perché c'è una sola famiglia, la propria famiglia, allargata e basta, ( composta da: genitori, figli, nipoti,). Si vive con più orgoglio, più rispetto, un bel posto dove vivere decentemente, con onore, con la propria cultura e tradizione e con la propria responsabilità.

Inoltre un aspetto che bisogna rilevare è che costruendo una microarea ci sono meno problemi e meno spese per il Comune, perché non occorre più darlo in gestione alle cooperative o altri enti, perché una microarea è auto gestita dalla famiglia, che si paga luce, acqua, gas, affitto, che fa la manutenzione, ecc, come in un normale condominio.

La microarea vuole dire, portare al miglioramento la vita del popolo sinto, non denigrarla come e stato fatto fino ad oggi.

La microarea è il primo passo per aiutare il popolo sinto.

Come progettare una microarea

Nella fase di progettazione delle microaree è fondamentale che siano coinvolte le famiglie stesse che poi andranno a vivere in quell'area. A Bolzano la prima famiglia coinvolta nella costruzione di una microarea è la mia Sono già stato contattato dagli architetti incaricati dal Comune per fare il progetto, e io ho preparato dei disegni per far vedere agli architetti come desidero che venga realizzala la microarea.

Presidente: Nevo Drom. Gabrielli Radames.

 

disegno 1

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