Sinti a Firmian, caso nazionale

 Dossier contro l’Ipes all’Ufficio anti-discriminazioni presentato dall’associazione Osservazione: «Inaccettabili le parole di Cigolla e Pürgstaller» «Sono cittadini italiani hanno diritto all’alloggio l’assessore non può ignorarlo»

  Alto Adige, VENERDÌ, 02 FEBBRAIO 2007

BOLZANO. La polemica sulle famiglie nomadi insediate nei nuovi condomini dell’Ipes a Firmian diventa un caso nazionale. L’associazione Osservazione, una onlus che si occupa dei diritti di Sinti e Rom, ha segnalato le dichiarazioni dell’assessore Cigolla e del presidente dell’Ipes Pürgstaller all’Ufficio nazionale anti-discriminazioni razziali (Unar) presso la presidenza del consiglio dei ministri. Secondo Osservazione, Pürgstaller e Cigolla avrebbero utilizzato espressioni discriminatorie nei confronti dei nomadi che vivono a Bolzano.
 «I sinti, che alla stregua di altre minoranze si distinguono per alcuni tratti culturali, sono cittadini italiani - dice Piero Colacicchi, presidente di Osservazione -. A questo proposito è sconcertante l’affermazione dell’assessore Cigolla quando dichiara: “non si può mettere assieme il diavolo e l’acqua santa. Se qualcuno ha dubbi, può chiederlo a chi abita vicino ad una famiglia di nomadi”, aggiungendo poi che per i “nomadi” deve essere precluso l’accesso alle case Ipes e vanno preferite soluzioni come le microaree. Come se il fatto di essere sinti escludesse dai diritti di cui godono tutti i cittadini italiani».
 «Siamo d’accordo che le microaree - prosegue Colacicchi -, quando realizzabili, siano una soluzione abitativa da tenere in grande considerazione, soprattutto in alternativa ai campi-ghetto tipo la Spaghettata, ma vogliamo ricordare che chi accede agli alloggi ha presentato una regolare domanda e ha maturato punteggio sufficiente, e cioè vuole vivere in un alloggio avendone tutti i diritti».
 «Troviamo grave che si ponga tanta enfasi nel parlare della distribuzione negli alloggi delle famiglie sinte, soprattutto perché l’assegnazione non è avvenuta casualmente: nella testa di chi ha stabilito le destinazioni, è prevalso il pregiudizio verso “nomadi” o “zingari” o “sinti”. Ancora più grave è che questa concentrazione sia avvenuta, come sostenuto dal presidente dell’Ipes Pürgastaller “perché in questo modo sono più facili da controllare”. Attribuire caratteristiche negative a bambini, donne e uomini di cui non si conosce la storia personale e riservare loro un trattamento - che ad altri non verrebbe riservato - solo perché queste persone appartengono ad una determinata categoria ha un nome: discriminazione razziale. Grave soprattutto quando a promuoverla non è lo sfogo di una qualche minoranza estremista, ma la scelta consapevole del presidente di un ente pubblico».
 Colacicchi va giù duro: «Scelte del genere, oltre ad andare contro i principi costituzionali e quelli di diritto internazionale, sono contrari al buon senso, in quanto riproducono la logica del “concentra e controlla” sempre biasimabile. La medesima fallimentare logica rinvenibile dietro ai campi nomadi e che oggi in ogni città - non solo in Italia - si tenta di superare. Pertanto la nostra associazione ha provveduto a denunciare il caso all’Unar presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, e all’Errc - organismo europeo di difesa dei diritti di rom e sinti».