IN TANTI A RICORDARE

Si è conclusa con un buon successo di pubblico la Giornata della Memoria 2008, organizzata dall'associazione Nevo Drom con il Centro Pace e l'assessorato alla Cultura del Comune di Bozano.
I 3 eventi organizzati, la serata pubblica, l'incontro con le scuole e la mostra fotografica documentaria, hanno suscitato l'interesse e l'apprezzamento di quanti hanno partecipato.

 
 
 LA SERATA
  Una sala piena di "gage" ma anche di tanti giovani sinti, è intervenuta alla serata pubblica organizzata presso la sala di rappresentanza del Comune di Bolzano.
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 Gli interventi, moderati dalla giornalista Cornelia Dell'Eva, sono stati introdotti da un breve saluto del presidente dell'associazione Nevo Drom, Radames Gabrielli,
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che ha sottolineato quanto sia
importante non dimenticare,
perchè per quanto lontani
sembrino certi episodi, episodi di razzismo si perpetuano nella quotidianità odierna, e sinti e rom ne sono le vittime predestinate.
E' importante ricordare, sottolinea Gabrielli, perchè certi orrori non si ripetano più.
Dopo l'apertura di Radames Gabrielli, è stata proiettata una video intervista a Mirko Levak*, rom istriano sopravvissuto ai campi di concentramento si Jasenovac e Auschwitz. Il suo racconto, ha evocato immagini efferate degli orrori che si sono compiuti su tutti i deportati, rom e sinti compresi, di cui non si racconta mai abbastanza.
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Dopo la video inervista è arrivata la testimonianza diretta di Vittorio Reinhardt, sinto ottantenne con uno spirito e una tempra ammirevoli. L'anziano sinto ha ricordato la sua esperienza, che racconta un'altro pezzo di storia, meno nota ma altrettanto brutale, quella dei campi di deportazione e di confino italiani, dove, in seguito alle leggi razziali, molte famiglie sinte sono state relegate e spesso abbandonate a morire di stenti. La famiglia di Vittorio Reinhardt è stata deportata nel campo di prigionia delle isole Tremiti. Vittorio è riuscito a sopravvivere perchè, in seguito ad una malattia, era stato ricoverato in un ospedale del foggiano da cui in seguito era fuggito a piedi, sotto i bombardamenti, cercando, e infine trovando la via di casa.
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Al termine della testimonianza, il musicista sinto brissinese Neves Gabrielli ha voluto omaggiare l'anziano amico sinto, ritrovato dopo anni, con un brano musicale.
Quindi la moderatrice ha introdotto l'altro ospite illustre, il prof. Roberto Escobar, docente di filosofia politica presso l'Università di Milano e autore del libro: "La metamorfosi della paura". escobar.jpg
  L'intervento di Escobar è partito da molto lontano, praticamente dagli albori della storia dell'uomo, per sottolineare come la costruzione dell'assioma "diverso=pericolo" sia qualcosa che l'uomo si porta dentro da quando si è distinto dalle altre razze animali e ha cominciato a costruire la struttura della società. Passato per la filosofia di Platone e Socrate, è arrivato ai nostri giorni, descrivendo quali sono gli odierni meccanismi di costruzione della "paura dell'altro da noi". Quindi, alle sollecitazioni di alcuni partecipanti che chiedevano "una soluzione", il professore ha ipotizzato un mondo in cui si superi la paura dell'altro e della contaminazione, aprendo la porta che abbiamo costruito per tenere al di fuori tutto quello che non ci è familiare, esponendosi invece alle reciproche influenze di culture.
Al termine dell'intervento è seguito un vivace dibattito, animato proprio da quella parte dell'uditorio, i sinti,  che vive in prima persona il disagio dell'emarginazione e del pregiudizio.
 
L'INCONTRO CON LE SCOLARESCHE 
sala_ragazzi.jpgLa mattina seguente si è replicato il successo di pubblico. L'affollato auditorium del Liceo Torricelli ha ospitato oltre 10 scolaresche di scuole superiore, che, dopo aver visitato la mostra esposta all'ingresso dell'auditorium,mostra_torricelli_08__.jpg sono stati introdotti all'incontro con i testimoni dal giornalista Francesco Comina. Gli studenti, dopo una breve introduzione del moderatore, hanno visto la proiezione della video intervista di Mirko Levak, per poi dedicare la parte centrale della mattina all'incontro con vittorio Reinhardt il quale, come nella sera precedente, ha coinvolto l'uditorio con i suoi ricordi, raccontando ai ragazzi che quanto lui  raccontava, gli era accaduto quando aveva la loro età ed era un ragazzo "proprio come loro".
giacomozzi.jpgSuccessivamente la dott.sa  Giacomozzi dell'archvio storico del Comune di Bolzano ha mostrato agli studenti la ricostruzione di alcuni itinerari attraverso la loro città segnati da monumenti che ricordano precisi avvenimenti storici, davanti ai quali magari si passa senza nemmeno accorgersene e ignorando le storie che si celano dietro a quelle lapidi.